VILLAGGIO ASHAR PARA - KHULNA:
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È doveroso dunque riportare anche in questo sito la cronistoria e i fatti che hanno portato alla demolizione delle casette appena costruite. Come già detto in passato, il progetto era stato preceduto da una fase pilota al fine di accertare che la stessa iniziativa non turbasse in alcun modo gli equilibri, politici, religiosi e qualsiasi altra "sensibilità". La costruzione delle dieci case in muratura in diversi villaggi cristiani, era stata così inserita in tutti i contesti locali.  I lavori del villaggio sono proceduti regolarmente fino alla fine del 2006 e una nostra delegazione avrebbe dovuto recarsi sul posto per un controllo finale del progetto ormai in via di ultimazione. Il villaggio, opera praticamente unica nella zona, nel frattempo aveva destato la curiosità di numerose persone che arrivavano a visitarlo anche dalle località limitrofe.
Il deterioramento dello scenario politico del Paese ha coinciso con l'inizio dei problemi. A gennaio ci viene comunicato che al progetto per la realizzazione delle case - in costruzione da oltre un anno - manca un permesso e che ciò potrebbe comportare l'abbattimento dell'intero villaggio. Immediatamente Padre Livio Salvetti e Padre Romen, di concerto con il vescovo locale Mons. Besoy De Cruz, e con il coinvolgimento del Nunzio Apostolico e dell'ambasciatore italiano Pietro Ballero, cercano di sbrogliare la vicenda contattando le autorità competenti, anche perché la legge bengalese prevede in questi casi una multa e non la demolizione. Seguono vari sopralluoghi, conferme di  demolizione, nuovi ricorsi. Verso la fine di maggio una lettera conferma l'ordine di demolire tutto, ma senza menzionare alcuna data.
Il 28 maggio 2007 alle 11 del mattino i bulldozer della KDA spazzano via le 45 case in poche ore. Come non bastasse, ai responsabili di Ashar Para, questo il nome del villaggio, viene dato ordine di pagare le spese per l'abbattimento, oltre all'obbligo di ripulire il terreno dalle macerie entro 24 ore.
Per quanto concerne i reali motivi che hanno portato all'abbattimento del villaggio, ormai è pacifico che la mancanza dei permessi è stata solo una scusa. Fra le righe si promette che, ripulendo l'area senza proteste e in fretta, in futuro non dovrebbero esserci problemi a ottenere permessi edilizi sullo stesso terreno, ovviamente per case più rispettabili e dignitose, come se le nostre non lo fossero state. Noi continuiamo a proporre di intervenire a livello europeo e italiano. Del resto l'UE a settembre non ha mancato di esprimersi sulla vicenda, anche se i Padri sul posto sostengono che interferenze esterne rischiano di influenzare in modo negativo e con ripercussioni pesanti il futuro di Ashar Para. È veramente difficile operare in certe realtà, ma per questo noi ci siamo e non ci tireremo indietro: finché ci sarà anche una sola possibilità di ridare un tetto a quelle povere 200 persone continueremo a batterci.
AFRICA TREMILA O.N.L.U.S. - O.N.G